La bacchetta magica di Zhang Xian

Zhang Xian

Zhang Xian è direttore dell’Orchestra sinfonica “Giuseppe Verdi” di Milano.

Spesso mi trovo a pensare a quanto sia difficile la vita lavorativa per una donna: se solo alcune sono costrette a conciliare lavoro e famiglia è pur vero che per tutte la strada è in salita, una salita decisamente più ripida rispetto a quelle percorse abitualmente dai signori uomini.

- questo post è anche un po’ femminista quindi, amico maschio, se ti senti offeso, vai a cercare “tette” su Google immagini -

Una donna deve dimostrare di valere quanto e anche più di un uomo – gli uomini devono forse dimostrare di valere quanto e anche più di una donna? -, deve dimostrare di essere affidabile sempre nonostante i figli – figli che solitamente noi donne facciamo con gli uomini -, deve imparare a portare pazienza se durante una riunione gli uomini presenti si sentono in diritto di interromperle mentre parlano perché sicuramente un uomo ha sempre qualcosa di più importante da dire di una donna…

Insomma proprio mentre mi gingillo in questi pensieri frustranti, che di solito mi portano a essere vittima di un umore nero pessimo per giorni, vedo salire sul palco lei: Zhang Xian, di nero vestita e armata di bacchetta.
Avevo letto il nome del direttore d’orchestra nel programma, ma non avevo ancora avuto la fortuna di imbattermi in lei e la mia conoscenza del cinese non mi aveva permesso di capire subito che Zhang era un nome femminile.

Zhang è piccolina, indossa pantaloni neri, camicia nera con collo alla coreana, scarpe nere, porta i capelli a caschetto, ha un bel sorriso. Niente abito da sera, niente orpelli di nessun genere, neanche un paio di Louboutin nere tacco 12 a suola rossa che sul palco del direttore avrebbero fatto un gran bell’effetto, Zhang è “solo” una donna con una bacchetta in mano, una donna con un’orchestra davanti e una sala piena di gente alle spalle.

Hermione Granger

Quando un uomo con un pregiudizio incontra una donna con una bacchetta l’uomo con pregiudizio… LANGUELINGUA!

È appena alza la sua bacchetta per dare l’attacco all’orchestra che capisco subito che mi trovo davanti a uno dei migliori direttori d’orchestra che mi sia mai capitato di vedere in azione.
Zhang dirige la suite n.4 in sol maggiore op. 61 Mozartiana di Pëtr Il’ič Čajkovskij con sensibilità e padronanza, tiene sotto controllo tutto, ogni singolo strumento, ogni minima sfumatura e sorride.
Dirige il concerto n.1 in do minore op. 35 per pianoforte, tromba e orchestra d’archi di Dmitrij Šostakovič e nemmeno il fantastico al limite dell’incredibile Daniil Trifonov riesce a rubarle la scena, e lei intanto sorride.
Dirige infine brani scelti dal Romeo e Giulietta di Sergej Prokof’ev - semplicemente strepitosi ascoltati dal vivo – e anche qui, pur provata dalla performance lunga e faticosa, sorride.

I miei applausi a fine concerto sono soprattutto per lei, per essere un direttore d’orchestra immensamente brava ma anche per essere una donna vera, che, lontana dagli stereotipi a cui la società vorrebbe legarci, riesce ad avere successo e ad arrivare in vetta dove solo pochi “eletti” riescono ad arrivare.
Le donne direttore d’orchestra infatti sono pochissime [se vuoi sapere chi sono leggi questo interessante articolo: http://musicofilia.wordpress.com/2012/03/08/donne-e-direzione-dorchestra/] e c’è addirittura chi sostiene senza vergogna che dirigere un’orchestra sia troppo complicato per una donna, ma forse queste persone ignorano che da milioni di anni le donne partoriscono.

“Sulla scena facevo tutto quello che faceva Fred Astaire, e per di più lo facevo all’indietro e sui tacchi alti”
(Ginger Rogers)

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